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Magnani, Cantelli e Calore irruppero nella redazione e srotolarono uno striscione in solidarietà agli attivisti arrestati a Rovereto

La Galleria Matteotti, dove ha sede la redazione del quotidiano ferrarese

La Galleria Matteotti, dove ha sede la redazione del quotidiano ferrarese

Fecero irruzione nella redazione ferrarese de “Il Resto del Carlino”, sopra alla galleria Matteotti di piazza Trento Trieste, per poi affacciarsi da una finestra con megafono e volantini e gridare slogan anarchici. Era il 15 febbraio 2010 e ieri, al termine del processo che li vedeva imputati per violenza privata, Francesco Magnani, Alessandro Cantelli e Maddalena Calore sono stati assolti dal tribunale di Ferrara.

Impossibile infatti provare che l’episodio all’interno della redazione abbia portato, attraverso minacce o aggressioni fisiche, a veri episodi di violenza privata, tali da costringere i redattori ad alterare o sospendere il proprio lavoro. Il quotidiano ferrarese del resto non si è mai costituito come parte civile nel processo e i redattori sono stati sentiti in fase di indagine semplicemente come testimoni.

Durante l’udienza finale sono saliti sul banco dei testimoni due agenti della squadra mobile che intervennero durante l’irruzione e arrestarono i tre manifestanti. Magnani (all’epoca 25 enne), Calore (24 anni) e Cantelli (24 anni) erano entrati nella redazione attorno alle 18 e, dopo essersi chiusi dentro una stanza al secondo piano, srotolarono da una finestra uno striscione in solidarietà con gli antifascisti di Rovereto, caricati, fermati e alcuni arrestati due giorni prima per aver tentato di impedire la sfilata della Fiamma Tricolore. I tre anarchici furono condotti in questura dagli agenti di Digos e squadra mobile, che sequestrarono i volantini, insegna e megafono, per essere poi rilasciati in serata.

Sia Francesco Magnani che Maddalena Calore erano già noti alle forze dell’ordine, a causa dei loro legami – reali e presunti – con il circolo anarchico bolognese “Fuoriluogo”. I due furono arrestati nel corso del 2011 e del 2012 con l’accusa di eversione, sospettati di aver fatto parte del gruppo che il 29 marzo 2010 piazzò un ordigno incendiario di fronte alla sede bolognese dell’Eni, in via San Donato. Un’accusa per la quale la Calore era finita in carcere, mentre Magnani venne scarcerato dopo aver presentato un alibi per la sera dell’attentato.

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