xxx xxx porn xxx porn
Home » Scienza E Tecnologia » Datagate: Apple nega, Dell pasticcia – Punto Informatico

Continuano ad accavallarsi le conferme e le smentite sul tecnocontrollo statunitense, anche da parte delle aziende citate nei documenti rivelati. Intanto ACLU fa causa a Washington

Roma – Apple è entrata a gamba tesa sulle ultime indiscrezioni legate al datagate e ha smentito la sua presunta collaborazione con l’NSA per creare backdoor sugli iPhone.

Secondo i documenti pubblicati su Cryptome, l’agenzia di sicurezza statunitense grazie al software DROPOUTJEEP avrebbe una percentuale di successo del cento per cento nel controllo degli iPhone e nel conseguente accesso alle informazioni dei suoi utenti e secondo l’analisi dell’esperto di sicurezza Jacob Appelbaum questo può significare solo due cose: o che la NSA ha un enorme archivio di exploit che usa per sabotare i melafonini, oppure che è Apple stessa a sabotare i propri dispositivi a vantaggio del tecnocontrollo.

Cupertino è tuttavia intervenuta per negare fortemente questa seconda ipotesi: “Non abbiamo mai lavorato con l’NSA per creare backdoor in nessuno dei nostri prodotti. Inoltre, eravamo anche all’oscuro di questo presunto programma NSA che aveva come bersagli i nostri prodotti. Abbiamo molto a cuore la privacy e la sicurezza dei nostri clienti. La nostra squadra continua a lavorare per rendere i nostri prodotti sempre più sicuri”.

Non è stata altrettanto pronta nella smentita Dell che, utilizzando una risposta standard solitamente utilizzata su Twitter dal suo servizio clienti, ha scritto sul tecnofringuello che “si dispiaceva per l’inconveniente e avrebbe provveduto a risolvere la questione”: il problema è che lo ha fatto in risposta ad un tweet che chiedeva conferma di un bug che riteneva essere stato inserito a livello BIOS e che fosse utilizzato da NSA per intercettare i suoi utenti.

Non sono, peraltro, solo le aziende ICT che devono vedersela con le conseguenze del datagate: dopo le proteste si è mossa ufficialmente ACLU (American Civil Liberties Union) e, insieme alla Media Freedom and Information Access Clinic di Yale, ha fatto causa al governo degli Stati Uniti. Invocando il Freedom of Information Act, ha chiesto che vengano rilasciate le informazioni relativi all’applicazione del discusso Executive Order 12333.

Secondo l’unione a difesa dei diritti dei cittadini, infatti, se da un lato alcuni dei comportamenti dell’NSA esulano completamente dalla legalità e rientrano quindi nelle questioni di responsabilità legali dei suoi uomini, diverso è il discorso per gli atti compiuti in nome di tale normativa che permetterebbe all’agenzia di sicurezza statunitense di intercettare i cittadini a stelle e strisce all’estero: dal momento che l’autorità giudiziaria statunitense è limitata al suo territorio, la normativa così come prevista permetterebbe all’NSA di trovare escamotage per operare senza controllo alcuno. Un vuoto normativo a cui Washington dovrebbe assolutamente mettere mano.

Il governo degli Stati Uniti ha per il momento riferito di non voler commentare la faccenda.

Claudio Tamburrino


Scienza e tecnologia – Google News

No comments yet... Be the first to leave a reply!

Leave a Reply

*

code