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Home » Economia » Istat, spesa delle famiglie in caduta libera In picchiata anche il … – TGCOM

11:58 – Il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici, cioè il reddito disponibile in termini reali, secondo l’Istat è sceso anche nel 2013, con un ribasso dell’1,1% rispetto all’anno precedente. In compenso, lo scorso anno è aumentato, anche se in modo “modesto”, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti, con una crescita dello 0,3%.

Famiglie, giù il potere d'acquisto: -1% Istat: cresce il reddito disponibile

Con il potere d’acquisto, è diminuita anche la spesa delle famiglie per i consumi finali, che ha segnato una caduta dell’1,3%, mentre è cresciuta la propensione al risparmio, pari al 9,8% nel 2013, cioè l’1,4% in più rispetto all’anno precedente.

Scende la pressione fiscale – Nel quarto trimestre dell’anno si alleggerisce leggermente la pressione fiscale, che è risultata pari al 51,5%, lo 0,3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2012. La media annua si ferma invece al 43,8%, in flessione dello 0,2%. La pressione, avverte l’Istat, è “fisiologicamente” più alta negli ultimi mesi dell’anno, perché in questo periodo si concentrano i pagamenti al fisco.

Le entrate scendono dello 0,3% – Scendono contemporaneamente anche le entrate totali dello Stato, diminuite nel 2013 dello 0,3%, con un’incidenza sul Pil pari al 47,7%, cioè stabile sul 2012.

Considerando gli ultimi tre mesi dell’anno, l’Istituto di statistica rileva come le entrate siano scese, in termini tendenziali, dell’1,4%. Nel dettaglio, spiegano gli esperti, “nel quarto trimestre 2013 le entrate correnti hanno registrato una diminuzione tendenziale del 1,9%, per effetto di un incremento dello 0,7% delle imposte dirette e di diminuzioni del 3,7% delle imposte indirette, dello 0,6% dei contributi sociali e del 14,7% delle altre entrate correnti”.

Le entrate in conto capitale sono invece cresciute del 44,1%, beneficiando anche del gettito delle imposte in conto capitale dove vengono contabilizzati i versamenti una tantum relativi ad alcuni tributi (come la maggiorazione standard del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, riservata interamente allo Stato).

Uscite giù dello 0,5% – Sempre nel 2013 le uscite totali sono diminuite dello 0,5% su base annua, mentre l’incidenza sul Pil è rimasta invariata al 50,6% secondo l’Istat, mentre come nel quarto trimestre il calo è stato del 2,2%.

Negli ultimi tre mesi del 2013 le uscite correnti hanno segnato una diminuzione tendenziale dello 0,1%, “come risultato della stazionarietà dei redditi da lavoro dipendente, delle diminuzioni del 2,4% dei consumi intermedi e del 9,4% degli interessi passivi e di aumenti del 2,6% delle prestazioni sociali in denaro e dello 0,2% delle altre uscite correnti”. Le uscite in conto capitale hanno invece segnano una flessione del 26,5% in termini tendenziali, “a seguito – spiegano all’Istat – di diminuzioni del 16% degli investimenti fissi lordi e del 41,8% delle altre uscite in conto capitale”.

Deficit al 2,8% senza swap – L’Istat dice inoltre che nel 2013 il rapporto deficit-Pil senza le operazioni di swap è pari al 2,8%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali sul 2012. Includendo le operazioni sui derivati si arriva al 3%, dato valido ai fini dei parametri Ue per le procedure su deficit eccessivo.

Nel quarto trimestre 2013 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil (dati grezzi) è stato pari all’1,1%, risultando inferiore di 0,4 punti percentuali rispetto a quello del corrispondente trimestre del 2012, dicono all’Istat.

Quanto al saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi), negli ultimi tre mesi dell’anno è risultato positivo e pari a 16.765 milioni di euro. L’incidenza dell’avanzo sul Pil è stata del 4,1%, inferiore dello 0,1% rispetto a quella registrata nel quarto trimestre del 2012. Il saldo corrente nel quarto trimestre 2013 è stato positivo e pari a 5.003 milioni di euro (9.153 milioni nel corrispondente trimestre dell’anno precedente), con un’incidenza sul Pil dell’1,2%.

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