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La Borsa promuove l’operazione con Veba. Il sindacato Usa: è il miglior risultato possibile

La Borsa promuove a pieni voti l’acquisizione del 100% di Chrysler da parte della Fiat e l’azione del Lingotto mette il turbo in Piazza Affari. Il titolo della casa automobilistica, sul quale gli acquisti sono partiti a raffica fin da inizio seduta, è salito a fine giornata di uno spettacolare 16,4%, chiudendo a 6,92 euro tra scambi pari al 6,4% del capitale. Molto bene Exor, la holding della famiglia Agnelli, cresciuta del 4,4% a 30,2 euro. 

Del resto già sulle prime pagine di ieri di Financial Times e Wall Street Journal, si leggevano giudizi positivi nei confronti di Fiat. In particolare sul prezzo spuntato (3,65 miliardi di dollari, più 700 milioni in quattro anni come integrazione al contratto dei lavoratori Chrysler) per rilevare il 41,5% in mano a Veba, il fondo pensionistico e sanitario dei lavoratori dell’auto del sindacato Uaw: «Molto buono, decisamente migliore di quanto chiunque si attendesse». Un plauso pressoché unanime da parte dei principali operatori di Borsa, al quale vengono contrapposti alcuni rilievi sull’indebitamento elevato del Lingotto sollevati da Fitch e Citigroup. 

Come il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne hanno scritto nella lettera inviata «a tutte le persone di Fiat-Chrysler», Torino e Detroit hanno «di fronte un nuovo capitolo di storia comune da scrivere». Lingotto e Auburn Hills già oggi sono un gruppo coeso e saldamente ancorato in Italia (ma anche in Europa), Nord America e Brasile, pronto a radicarsi anche in Cina e quindi in Asia. Un player globale, che dà lavoro a 300 mila persone, ha prodotto nel 2013 5 milioni di auto, è al settimo posto nella hit parade dei costruttori, ma vuole scalare la classifica. Il prossimo passaggio sarà la fusione fra le due società. Magari a giugno, in occasione dei dieci anni di Marchionne al timone della Fiat. Il maxi gruppo sarà quotato, probabilmente entro il 2014, a Wall Street, ma dovrebbe avere, come Cnh Industrial, a Piazza Affari una quotazione secondaria. La fusione permetterà a Fiat di accedere alla liquidità di Chrysler, reperendo le risorse per i nuovi investimenti. Ad aprile Marchionne presenterà il piano industriale con i modelli dei prossimi cinque anni per l’Europa e, quindi, l’investimento nell’ultimo stabilimento italiano che ancora manca all’appello, quello di Cassino. 

Sul giudizio da dare all’operazione Chrysler i sindacati, ancora una volta, si dividono. Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, sostiene che siamo di fronte a «un evento storico che crea prospettive per l’Italia: parlare di azienda americana è una stupidaggine». Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, rivendica il ruolo dei sindacati che hanno siglato le intese con Fiat: «Merito anche nostro se ora nasce un gruppo globale». Il segretario dei metalmeccanici Cisl, Giuseppe Farina, si toglie un sassolino dalle scarpe: «Un atto di accusa nei confronti dei tanti politici, opinionisti e sindacalisti che in questi anni hanno sparato contro la Fiat, contro Marchionne e contro i sindacati che hanno firmato gli accordi». La Fiom vede invece un altro film. «Il re è nudo – sostiene Vittorio De Martino, segretario della Fiom Piemonte – Ora Fiat deve calare la carte sugli investimenti in Italia». Più articolato il ragionamento del segretario della Cgil, Susanna Camusso. Da un lato giudica positivamente la definitiva acquisizione della casa di Detroit («Un fatto di grande rilevanza, per le sinergie possibili e auspicabili sui mercati mondiali»); dall’altro, mette le mani avanti: «E’ indispensabile che Fiat dica cosa intende fare nel nostro Paese. Auspichiamo che direzione strategica e progettazione restino italiane». 

Sul fronte politico ed economico il giudizio è unanime. Dal ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato («E’ la premessa per gli investimenti in Italia e come Governo siamo pronti a supportare le strategie di crescita e occupazione»), all’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia («Spero incoraggi il rilancio economico del territorio»), dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi («Una cosa assolutamente positiva»), al presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota («Complimenti a Marchionne»), all’ex ministro Maurizio Sacconi («Un buon paradigma per distinguere gli innovatori»). Dagli Usa il commento di Robert Naftaly, presidente del comitato che guida Veba: «Il miglior risultato possibile. L’intesa è nell’interesse dei pensionati e delle loro famiglie, cui il fondo offre servizi vitali di sanità».  


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