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Home » Spettacoli » Sorpresa al Campiello, vince Giorgio Fontana – La Stampa

Vince Giorgio Fontana, che non era tra i favoriti della vigilia, e lo fa in una cinquina di scrittori dove Mauro Corona, col suo peso popolare e carismatico, aveva i favori del pronostico. I 300 lettori della giuria «popolare» hanno scelto invece con 107 voti Morte di un uomo felice (Sellerio), che corona un dittico fortunato. Il romanzo precedente, «Per legge superiore», era stato considerato una vera rivelazione. In questo, come spiega l’autore, quello che era un personaggio minore, il magistrato Giacomo Colnaghi, è diventato protagonista: «Sapevo che avrei voluto raccontare ancora di lui». 

Il libro riflette narrativamente sulla giustizia, sul rapporto tra padre e figlio, su due epoche: la Resistenza del padre, e gli anni del terrorismo che affronta il magistrato. «Ho studiato tantissimo – dice l’autore – Sentivo la responsabilità di raccontare al meglio, senza facili figurine». Il risultato è un romanzo complesso, ma nello stesso tempo di agevole lettura, che ripropone con grande efficacia quella che è ormai la «formula Sellerio» nella narrativa italiana.  

Secondo Michele Mari, 74 voti, con Roderick Duddle (Einaudi) romanzo picaresco in un certo senso neo-vittoriano posto che guarda a Dickens e a Stevenson con impeccabile precisione; terzo a una certa distanza, 43 voti, Mauro Corona, entrato Papa e uscito cardinale, col suo romanzo dal marchio inconfondibile: la montagna, la favola antica, la natura in opposizione alle «città fumiganti», molto mito e un pizzico di ideologia. Inoltre il ricordo della tragedia del Vajont, quando a Erto travolta dall’acqua lo scrittore tredicenne si salvò per un capriccio della sorte. La voce degli uomini freddi (Mondadori), è un apologo in forma di romanzo che trasuda la fisicità dell’ autore. 

Perde, ma si prende la scena, in maniche di camicia e immancabile bandana. «I premi – dichiara sul palco – fanno bene a chi li vince». La sconfitta non è bruciante. «Perdere in questa cinquina non mi dà nessun fastidio, anzi. Sarebbe diverso se ci fossero altri scrittori» ci aveva detto, forse per scaramanzia, poco prima. Dietro di lui Giorgio Falco, 36 voti, con La gemella H, (ancora Einaudi: su cinque finalisti, tre sono del Gruppo Mondadori, che vince comunque una sorta di campionato costruttori), saga di tre generazioni fra la Germania nazista e la riviera romagnola condotta con una scrittura non facile, in qualche modo sperimentale. Quinta Fausta Garavini, 31 voti, che ha dedicato al misteriosissimo pittore secentesco François de Nomé – ma l’identità è assai incerta – un romanzo fantabiografico, Le vite di Monsù Desiderio (Bompiani): senza arretrare di fronte alla fama di assoluto menagramo che accompagna da sempre l’artista. 

Ora bisognerà tuttavia pazientare un poco, per apprezzare visivamente il tutto. Da quest’anno non c’è più la diretta, anzi leggermente differita, sulla Rai. La premiazione passa al La 7, sempre condotta da Neri Marcoré e Geppi Cucciari, forse ancora alla ricerca di un modo per tenere insieme libri e spettacolo, va in onda mercoledì alle 23. Chissà gli ascolti, ma sarebbe un peccato perdersela. Tra gli ospiti c’è anche Claudio Magris, premio speciale della giuria. Il vincitore dell’opera prima è Stefano Valenti con «La fabbrica del panico» (Feltrinelli). Per il Campiello giovani è stato premiato il racconto della diciassettenne Maria Chiara Boldrini. 


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