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Home » Uncategorized » Un corridore in redazione – La Repubblica

Ognuno di noi coltiva molti ricordi legati ad avvenimenti, situazioni, persone che hanno influito sul corso della propria esistenza. Ebbene Gianluigi Melega, il caro Gigi, ha contribuito sicuramente a cambiare la mia. Se non fosse stato per lui forse non sarei mai entrato a Repubblica, e forse non sarei neppure diventato giornalista, professione che, quasi quarant’anni fa ormai, non era in cima ai miei desideri.
Ma è stato l’incontro con lui a dare una svolta. Ricordo ancora il giorno: il 23 novembre del 1975. In quelle settimane, in quei giorni, si stava preparando il giornale che sarebbe poi uscito il 14 gennaio del 1976. Eugenio Scalfari, il direttore e fondatore, che non conoscevo, aveva già formato la “squadra d’attacco” di Repubblica, un insieme di giornalisti e giornaliste di ottimo livello, alcuni dei quali prime firme dei quotidiani di provenienza, già noti al grande pubblico. Mancavano però i giovani, i giovanissimi, la “manovalanza”, quelli che potevano portare nuova linfa, altre idee. Gigi, come caporedattore degli Interni e della Cronaca (allora in una unica sezione), ebbe il ruolo di scegliere e selezionare le forze fresche da inserire nel quotidiano.
Così un po’ per caso, un po’ per fortuna, andai a parlare con lui. Durante l’incontro mi chiese delle mie esperienze giornalistiche (poche) e dei miei interessi (tanti). Ascoltò con attenzione e poi mi disse che potevo iniziare a collaborare. Dovevo fare delle proposte, portare notizie, e poi avrei potuto anche scrivere. Tutto questo avvenne in un colloquio molto cordiale. Perché Gigi era una persona in primo luogo gentile, capace di farti sentire a tuo agio.
La mia avventura al secondo piano del palazzo di via dei Mille ebbe inizio subito. L’ufficio di Melega era in un “gabbiotto” di vetro dentro un lungo salone, battezzato “acquario” “piscina” “vascone”, e accanto al suo ufficio c’era un tavolone dove si appoggiavano tanti collaboratori e tante collaboratrici – una settantina all’inizio -, per scrivere notizie brevi, lunghe, articoli.
Trovare spazio su quel tavolo era una lotta quotidiana perché le macchine da scrivere a disposizione erano poche, sei o sette. Eppure anche quella fu una coinvolgente scuola di giornalismo, che sfornò un bel gruppo di nuovi professionisti, che poi in tutti i settori contribuirono al successo del quotidiano.
Melega ci affidò ai suoi vice, Giorgio Rossi, per la politica, e Giulio Mastroianni, per la cronaca. A loro dovevamo far riferimento per il nostro lavoro, e credo che molti miei coetanei siano grati anche a loro per essere stati poi assunti a Repubblica.
Gigi c’era sempre. Attento, pieno di energia, creativo, libero. Uno dei ricordi più divertenti è legato alle sue famose corse in redazione. Se c’era una cosa importante, una notizia succosa di peso, lui prendeva le agenzie e via, correva lungo il corridoio per andare da Scalfari, dal direttore.
Era unico, da questo punto di vista. Nella sua corsa c’era tutto l’entusiasmo di un giornale che nasceva e che doveva conquistare lettori e lettrici. E quell’entusiasmo di Gigi è stato per me un insegnamento professionale, è stato uno degli “ingredienti” necessari per fare bene il giornalista.
Grazie Gigi. Per tutto.
A Irene un grande abbraccio.


Redazione – Google News

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