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Questo articolo è stato pubblicato il 03 gennaio 2014 alle ore 15:51.
L’ultima modifica è del 03 gennaio 2014 alle ore 16:48.

La prossima settimana, in occasione del CES di Las Vegas, YouTube presenterà il suo nuovo servizio: la trasmissione di filmati in streaming in risoluzione 4K (cioè con il quadruplo di pixel rispetto all’alta definizione attuale). La cosa più interessante è che a questo scopo verrà usato VP9, un codec 4K sviluppato da Google in alternativa al preesistente H.265, e che a differenza di quest’ultimo non richiede il pagamento di royalty agli utilizzatori.

Non è la prima volta che Google tenta di lanciare un codec gratuito: ci aveva già provato nel 2010 con VP8, che si proponeva di diventare lo standard universale per lo streaming video, ma che invece non trovò diffusione, a causa della mancanza di supporto hardware e della strenua opposizione di chi aveva investito nei codec a pagamento.
Questa volta Google ha imparato la lezione, e ha cercato alleati tra i produttori di hardware. E ha sfoderato una lista di partner che hanno promesso supporto per il nuovo codec, tra cui importanti marchi dell’elettronica di consumo come LG, Samsung, Sony e Toshiba, e colossi nel campo dei microprocessori come Intel, ARM, Broadcom e Marvell.
Va sottolineato come il vantaggio del VP9 non sia solo quello di consentire la trasmissione di filmati 4K con una banda ragionevole, ma anche quello di dimezzare in generale la quantità di dati necessaria per video in qualunque risoluzione. Questo consentirà di evitare gran parte delle pause per il buffering. Secondo Francisco Varela, direttore generale per le partnership di YouTube, “Entro il 2015 rimarrete sorpresi se vi capiterà di vedere la girandola del buffering”.

Varela ha aggiunto che la capacità di decodifica VP9 arriverà prima su PC e dispositivi mobili, per poi estendersi alle TV entro il 2015. La gratuità del codec farà sì che anche servizi diversi da YouTube possano beneficiarne, il che dovrebbe incrementare la rapidità di diffusione del nuovo standard, con prospettive potenzialmente rivoluzionarie per tutto l’ecosistema del video. YouTube però eviterà contrapposizioni frontali, lasciando aperta la possibilità di aprire in futuro la sua piattaforma anche al codec H.265.

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